C'è una data, il 16 giugno 2026, che segna la fine di un capitolo lungo quasi un secolo nella storia della Chiesa italiana. Il Cardinale Camillo Ruini, nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, si è spento a Roma a 95 anni. Un uomo di frontiera, abituato fin da giovane a non tacere: si racconta che al liceo fosse l'unico alunno capace di rispondere, con rispetto e fermezza, alle provocazioni di un professore di filosofia apertamente ateo. Un'abitudine, quella di argomentare e difendere le proprie posizioni, che non avrebbe mai abbandonato.
Un legame con la nostra terra
Per chi vive a Carpi, il nome di Ruini non è soltanto quello di un grande porporato romano. Prima di approdare ai vertici della Conferenza Episcopale Italiana, Ruini ha insegnato teologia dogmatica presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Modena-Reggio Emilia-Carpi-Guastalla, del quale fu anche Preside dal 1968 al 1977. Anni di studio, di confronto, di formazione di generazioni di sacerdoti in questa parte d'Emilia che conosce bene il peso delle parole e il valore della coerenza. Un pezzo della sua storia, insomma, appartiene anche a noi.
Sedici anni al vertice della Chiesa italiana
Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, vescovo nel 1983 per volere di Giovanni Paolo II, Ruini ha guidato la Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007, affiancando per oltre un decennio il ruolo di Vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma e di arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano. Sedici anni in cui la Chiesa italiana ha dovuto fare i conti con una stagione politica convulsa, con una società in trasformazione, con domande nuove che chiedevano risposte antiche ma vive. Lo hanno soprannominato "il cardinal sottile", gli hanno attribuito doti strategiche degne di un leader di partito, ma lui ha sempre preferito ragionare in termini di annuncio e di cultura.
Le parole del Cardinale Zuppi
A dare voce al cordoglio dell'episcopato italiano è stato il Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, con una dichiarazione che unisce gratitudine e memoria. "Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il cardinale Camillo Ruini, che il Signore ha chiamato a sé", ha scritto Zuppi. "Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza episcopale italiana".
Zuppi ha sottolineato come Ruini avesse sempre sostenuto che "la fede non è mai estranea alla storia" e che l'annuncio cristiano deve "incontrare le domande reali dell'uomo, della società e della cultura". Una visione pastorale tutt'altro che ripiegata su se stessa, capace di leggere le svolte politiche e sociali del Paese con lucidità e di guidarle con quella che la Diocesi di Roma ha definito "la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere".
Il motto di una vita
Tre parole latine racchiudono l'intera esistenza di Camillo Ruini: Veritas liberabit nos, la verità ci renderà liberi. Il suo motto episcopale, ricordato da Zuppi come "una consegna per tutti", resta un'indicazione programmatica che va ben al di là delle mura di una chiesa. Cercare la verità che è Cristo, perché solo essa rende liberi e capaci di amare. Parole che, in tempi in cui la verità sembra spesso negoziabile, suonano quasi come una sfida.
Il Cardinale Zuppi ha concluso il suo messaggio stringendosi "con affetto ai familiari, alla diocesi di Roma e a quanti lo hanno conosciuto, stimato e seguito nel suo lungo ministero". Fra questi, ci sono anche tanti uomini e donne di questa terra emiliana, che con Ruini hanno condiviso, anni fa, aule di seminario, dispute teologiche e la fatica bella di cercare risposte grandi a domande ancora più grandi.