Suona la sveglia per Carpi. E non è quella del cellulare. Sono
mille firme in dieci giorni a fare da campanello d'allarme per una vicenda che sa di futuro ma puzza di passato: l'ennesima decisione presa sopra le teste dei cittadini. Questa volta tocca a
piazzale Don Venturelli, dove
Iliad vuole piazzare la sua antenna 5G proprio dove i bambini giocano e le famiglie vivono.
La rivolta dei campanelli
Monica Neri e
Maurizio Guaitoli si sono trasformati in moderni postini della democrazia, suonando campanelli sera dopo sera, come ai vecchi tempi quando la politica si faceva ancora porta a porta. "In dieci giorni, andando casa per casa la sera dopo il lavoro, abbiamo raccolto circa 400 firme cartacee", racconta la Neri con l'orgoglio di chi sa che la partecipazione non è morta, basta solo svegliarla. Il
Comitato spontaneo di cittadini ha consegnato ieri mattina in Comune una petizione che chiede quello che una volta si chiamava buon senso: un'assemblea pubblica per discutere se davvero l'area verde del quartiere sia il posto giusto per un'antenna alta decine di metri. "Il problema non è dire no alle antenne", spiega
Guaitoli, "ma chiedere che vengano collocate nel modo più prudente possibile".
Il gioco delle tre carte amministrativo
La storia ha il sapore amaro delle decisioni già prese. Il
30 maggio scorso, quattro amministratori condominiali scrivono al sindaco a nome di
500 residenti, chiedendo un incontro. Risposta? Silenzio tombale. Il
17 dicembre la Giunta pubblica all'Albo Pretorio la delibera che concede l'area a
Iliad. Il
10 gennaio, quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla, arriva una comunicazione "cartacea, consegnata a mano, priva di data e numero di protocollo" dall'
assessore all'ambiente Serena Pedrazzoli. Solo ai residenti nel raggio di 200 metri, naturalmente. "Un modo di procedere che riteniamo inaccettabile", tuona
Guaitoli, "perché informa i cittadini a decisione già presa, senza alcun confronto preventivo". Come dare le pagelle dopo aver chiuso la scuola.
Tecnologia sì, ma con giudizio
Non siamo davanti ai soliti nostalgici del telegrafo. I cittadini di
piazzale Don Venturelli non fanno guerra alla tecnologia, ma chiedono quello che dovrebbe essere ovvio: valutare alternative meno impattanti. "Esistono aree diverse", spiegano dal comitato, "come zone agricole lungo la ferrovia o parchi più distanti dalle abitazioni e dai plessi scolastici. Spostarsi di qualche centinaio di metri ridurrebbe l'impatto senza compromettere il servizio".
La legge del più forte
La normativa nazionale, come spesso accade, favorisce i giganti delle telecomunicazioni. La
legge 36 del 2001 consente agli operatori di installare impianti quasi ovunque, ma questo non significa che i Comuni siano ridotti a passivi spettatori. "Spetta proprio agli enti locali individuare le aree più idonee per ridurre l'impatto sulla popolazione", ricorda
Guaitoli. "Esistono alternative alla moltiplicazione delle antenne. In alcuni contesti si sta cercando di imporre agli operatori l'utilizzo di strutture già esistenti".
Il futuro che bussa alla porta
Quella di
piazzale Don Venturelli non è una battaglia isolata. "Nei prossimi mesi assisteremo a una proliferazione di nuove richieste su tutto il territorio", avverte il comitato. E qui sta il punto: se oggi non si stabiliscono regole chiare e condivise, domani ogni quartiere di Carpi potrebbe trovarsi con un'antenna nel giardino di casa, scoprendolo dalle comunicazioni ufficiali. La partita, ammette
Guaitoli, è "gravemente compromessa", ma non ancora chiusa. Il
22 dicembre Iliad ha presentato il permesso di costruire e la pratica è ora all'esame della Conferenza dei Servizi. Rimane una speranza: che almeno uno dei soggetti coinvolti sollevi dubbi o osservazioni.
Il valore della democrazia dal basso
Al di là dell'antenna, c'è una lezione che viene da lontano. Quella di
mille cittadini che in dieci giorni hanno dimostrato che la partecipazione non è un optional, ma un diritto-dovere. "Molte persone non sapevano nulla", racconta
Monica Neri. "Suonare ai campanelli è stato faticoso, ma ci ha permesso di spiegare, ascoltare dubbi, confrontarci. In tanti hanno apprezzato questo contatto diretto, che oggi è sempre più raro". Forse è proprio questo il segnale più forte che arriva da
piazzale Don Venturelli: in un mondo sempre più digitale e veloce, la democrazia ha ancora bisogno del tempo antico del dialogo e dell'ascolto. Campanello dopo campanello, firma dopo firma, come si è sempre fatto quando si trattava di difendere la propria casa e la propria comunità.