L'agenzia ANSA riporta che è caduto come un castello di carte l'impianto accusatorio della Procura Distrettuale Antimafia di
Bologna contro sei presunti membri di un'organizzazione criminale dedita al narcotraffico internazionale. Il
tribunale di Reggio Emilia, presieduto dalla
giudice Cristina Beretti, ha pronunciato ieri mattina una sentenza di piena assoluzione che smonta completamente le accuse.
L'operazione Maffi e le accuse crollate
L'inchiesta, denominata
operazione Maffi, aveva fatto emergere quello che gli inquirenti ritenevano un sofisticato sistema di importazione di cocaina dal
Sudamerica attraverso i
Paesi Bassi. Il meccanismo, secondo l'accusa, prevedeva l'utilizzo di corrieri che trasportavano la droga in auto modificate con doppi fondi, realizzati da officine compiacenti, per rifornire i mercati della
Bassa Reggiana e di altre regioni come
Lombardia e
Marche. La
Guardia di Finanza di Bologna, coordinata dalla
Procura Distrettuale Antimafia, aveva arrestato durante le indagini 5 persone in flagranza e sequestrato 7,5 chilogrammi di cocaina, una piantagione di cannabis con 93 piante, oltre a denaro contante e beni immobili. L'operazione aveva portato complessivamente a 17 imputazioni.
Il processo e le richieste di condanna
Dei 17 imputati originali, 9 avevano scelto il rito abbreviato in udienza preliminare, ottenendo diverse condanne, tra cui anche quella di un ex carabiniere. I sei che hanno invece optato per il dibattimento si sono trovati di fronte alle pesanti richieste del
pm Marco Forte della
DDA, che aveva sollecitato condanne fino a
12 anni di reclusione per un cinquantenne albanese, ritenuto dagli inquirenti il leader dell'organizzazione. Con lui, sul banco degli imputati anche un
55enne di Carpi, un 59enne di
Gualtieri, un 38enne di
Guastalla, e due uomini di 43 e 46 anni del reggiano.
La difesa e l'amarezza per gli anni di sofferenza
"
Siamo soddisfatti per l'esito processuale. Dopo un lungo lavoro siamo riusciti a ristabilire la verità", hanno dichiarato gli avvocati
Nicola Elmo e
Cosimo Zaccaria, difensori del carpigiano. Ma la soddisfazione è temperata dall'amarezza per il prezzo umano pagato: "
La gioia del momento è però offuscata da un aspetto umano: la sofferenza provata, in questi anni, dal nostro assistito, distrutto da una accusa pesantissima, sia da un punto di vista umano sia professionale". I legali hanno sottolineato il coraggio del tribunale reggiano: "La giustizia ha trionfato con una scelta forte, chiara, coraggiosa del tribunale di
Reggio Emilia". Resta però
"l'amarezza di una verità da subito urlata dal nostro assistito, ascoltata solamente ora".