Chiuso per sempre il minimarket dei problemi


Chiuso per sempre il minimarket dei problemi

La decisione definitiva arriva il 6 gennaio

Corso Cabassi si libera finalmente di un problema che da mesi teneva in apprensione residenti e commercianti. Il minimarket che era diventato un punto di aggregazione per spaccio, risse e vendita illegale di alcol ai minori ha chiuso definitivamente i battenti il 6 gennaio 2026. La decisione dell'amministrazione comunale carpigiana è arrivata su indicazione della Prefettura di Modena, dopo che il locale aveva già subito due sospensioni nell'ottobre e dicembre scorsi. La strada che porta al centro storico può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Il negozio era infatti diventato teatro di episodi di violenza e punto di ritrovo per persone con precedenti penali, creando un clima di tensione e insicurezza che aveva esasperato chi vive e lavora in zona.

Il plauso del Pd: "Questo è il pragmatismo giusto"

Daniela Depietri, segretaria del Partito Democratico carpigiano, non nasconde la soddisfazione per il risultato ottenuto. "Serietà, collaborazione e procedure precise hanno permesso questo intervento sistemico", dichiara la dirigente dem, sottolineando come il lavoro di squadra tra Prefettura, Questura e Comune abbia portato i suoi frutti. Un plauso particolare va al sindaco Riccardo Righi e all'assessora Poletti per il monitoraggio costante della vicenda. "Queste sono le istituzioni in cui crediamo", aggiunge Depietri, "lontane dalle grida allarmistiche, capaci di operare con discrezione per poi arrivare alla meta". Il messaggio del Pd è chiaro: meglio il lavoro nell'ombra che la propaganda rumorosa. Una filosofia che, almeno in questo caso, ha dato risultati concreti.

Fratelli d'Italia: "Giusto, ma troppo tardi"

Se l'obiettivo è condiviso, non altrettanto si può dire sui tempi e sui modi. Annalisa Arletti, consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio comunale a Carpi, pur plaudendo alla chiusura, punta il dito contro i ritardi dell'amministrazione. "I market etnici rappresentano spessissimo fattori di degrado e insicurezza", dichiara senza mezzi termini Arletti, ricordando come il suo partito segnali da tempo le criticità legate a certe attività commerciali che diventano punti di aggregazione per illegalità. Il riferimento è alla mozione presentata a novembre dai gruppi Fratelli d'Italia e Lega Carpi per anticipare le chiusure dei market problematici, proposta rigettata dalla maggioranza. "L'amministrazione si è mossa solo quando non era più possibile ignorare l'evidenza", attacca Claudio Cortesi, consigliere comunale di FdI.

Una vittoria che lascia l'amaro in bocca

La chiusura del minimarket è certamente una buona notizia per corso Cabassi e i suoi abitanti. Ma la vicenda mette in luce anche le difficoltà della politica locale nel trovare equilibri tra legalità, sicurezza e tolleranza. Da un lato il Pd rivendica il metodo: lavoro silenzioso, collaborazione istituzionale, risultati concreti. Dall'altro Fratelli d'Italia lamenta i tempi: troppi mesi di attesa, troppe segnalazioni inascoltate, troppa prudenza di fronte all'evidenza dei problemi. Chi ha ragione? Probabilmente entrambi, ognuno dal proprio punto di vista. Il fatto è che ci sono volute due sospensioni - la prima di dieci giorni a ottobre, la seconda di trenta a dicembre - prima di arrivare alla chiusura definitiva. Tempi che per chi viveva quotidianamente il disagio sono sembrati probabilmente troppo lunghi.

Il pragmatismo che serve a Carpi

Ora che corso Cabassi ha risolto questo problema, resta da vedere se la lezione servirà per il futuro. Il sindaco Righi parla di "segnale forte contro i fenomeni illegali", ma serviranno controlli più stringenti e una linea più chiara fin dall'inizio per evitare che situazioni simili si ripetano. I carpigiani, in fondo, non chiedono molto: vogliono sentirsi sicuri nelle loro strade, sapere che le istituzioni vigilano, vedere che i problemi si affrontano prima che diventino emergenze. Non è populismo, è semplice buonsenso amministrativo. La chiusura del minimarket è un passo nella giusta direzione. Ora bisogna vedere se sarà l'eccezione o il nuovo standard per una città che vuole crescere nella legalità e nella sicurezza.
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