Ieri, 24 gennaio, Carpi ha offerto uno spaccato perfetto di quella modernità contraddittoria che caratterizza le nostre città: da una parte novantaquattro persone identificate in una notte di controlli straordinari, dall'altra mille cittadini che suonano campanelli per difendersi dal progresso mal digerito. Una città che si sorveglia e si organizza, tra pattuglie della Questura e comitati spontanei, in una danza quasi kafkiana tra sicurezza e partecipazione.
Il dato più curioso è proprio questo: mentre le forze dell'ordine battevano palmo a palmo il territorio carpigiano - parchi, zone residenziali, sale slot - per quella che ormai è diventata routine amministrativa mascherata da emergenza, i cittadini di piazzale Don Venturelli raccoglievano firme contro l'antenna 5G con metodi che sanno di archeologia democratica. Suonare campanelli, spiegare porta a porta, convincere uno per volta: pratiche che sembrano uscite da un manuale di politica degli anni Sessanta, eppure ancora tremendamente efficaci.
La vera ironia sta nel fatto che mentre Monica Neri e Maurizio Guaitoli si trasformavano in "postini della democrazia" - definizione che meriterebbe un premio letterario - l'amministrazione comunale continuava la sua marcia trionfale verso quella comunicazione istituzionale che informa i cittadini "a cose fatte". Il 30 maggio una lettera di 500 residenti, il 17 dicembre la delibera pubblicata all'Albo Pretorio, il 10 gennaio la comunicazione "priva di data e numero di protocollo" dell'assessore Pedrazzoli. Un cronoprogramma perfetto di democrazia burocratizzata, dove ogni passaggio rispetta la forma ma svilisce la sostanza.
Intanto, al Cabassi il Carpi perdeva 1-0 contro la Ternana davanti a 789 spettatori fedeli - un numero che, confrontato con le mille firme anti-antenna, ci dice molto sulla geografia delle passioni carpigiane. Lo sport unisce, la tecnologia divide, la burocrazia ignora. E i cittadini? Quelli veri, non quelli delle statistiche ministeriali, si organizzano come possono, campanello dopo campanello.
Non è un caso che la stessa giornata abbia visto anche la mobilitazione regionale contro il dimensionamento scolastico, con i collaboratori del Meucci a Bologna per protestare contro tagli che arrivano dall'alto con la stessa logica dell'antenna al Don Venturelli: prima si decide, poi si comunica, infine si spiega perché non c'erano alternative.
Il filo rosso che lega controlli notturni, antenne contestate, scuola commissariata e sconfitta calcistica è proprio questo: la distanza crescente tra chi decide e chi subisce le decisioni. Novantaquattro persone identificate in una notte sono un numero, mille firme in dieci giorni sono una comunità. La differenza è tutta qui, in quella qualità umana del rapporto diretto che resiste alle quantificazioni burocratiche.
Carpi, ieri, ha mostrato il suo volto migliore proprio quando sembrava arrendersi al peggiore: cittadini che si organizzano contro il gigante delle telecomunicazioni, lavoratori che difendono la scuola pubblica, tifosi che non abbandonano la squadra in crisi. Una città che non si rassegna, che trova ancora la forza di suonare campanelli quando le istituzioni preferiscono comunicazioni "prive di data e numero di protocollo".
Forse è questo il vero 5G di cui Carpi ha bisogno: non una rete di antenne, ma quella rete umana che si tesse campanello dopo campanello, firma dopo firma, in una democrazia che sa ancora di mani sporche e scarpe consumate sui marciapiedi della partecipazione.