Dal 6 marzo al 3 maggio,
Fondazione Ago presenta a
Palazzo Santa Margherita la mostra "Seeing is Believing. Vedere per Credere", prima personale in Italia dell'artista belga
Mishka Henner. L'esposizione, curata da
Chiara Dall'Olio, esplora una questione centrale del nostro tempo: cosa significa fotografia quando le immagini nascono dalle parole e dall'intelligenza artificiale, non più dall'inquadratura.
Il potere delle parole nell'era digitale
Oltre 30 opere completamente inedite compongono un percorso in quattro sezioni che ribalta il concetto tradizionale di fotografia. Non più l'occhio del fotografo a guidare l'obiettivo, ma la compilazione del "prompt" - il comando testuale dato all'intelligenza artificiale - a determinare il risultato finale.
Henner, nato nel 1976 a Bruxelles e attivo nel Regno Unito, ha costruito la sua carriera artistica esplorando come i sistemi di visione tecnologici plasmino ciò che crediamo del mondo. Dal 2010 utilizza satelliti, feed di sorveglianza e intelligenza artificiale come strumenti creativi, rivelando reti di immagini che operano oltre lo sguardo umano.
Quattro sezioni per esplorare la contemporaneità
The Word: quando la fotografia si definisce da sé
La prima sezione presenta migliaia di definizioni raccolte sui motori di ricerca italiani per "La fotografia è", aggiornamento di un progetto che l'artista aveva realizzato in inglese nel 2010. Un mosaico di voci contrastanti che rifiuta ogni definizione univoca, rivelando la fotografia come sistema fluido e instabile.
The Relic: eventi biblici come Polaroid impossibili
La seconda sezione espone fotografie Polaroid create con l'IA che ritraggono eventi biblici come fossero state scattate da testimoni: la moglie di Lot trasformata in statua di sale, il profeta Giona nella balena, l'Ultima Cena. Opere generate combinando testo biblico, pittura medievale e ricerca archeologica, che appaiono come autentiche reliquie fotografiche di migliaia di anni fa.
The Icon: santi medievali riportati al presente
I ritratti fotografici di santi generati dall'intelligenza artificiale a partire da icone medievali rappresentano il cuore concettuale della mostra. Questi volti materici, illuminati naturalmente, con espressioni intime, ribaltano completamente l'ieraticità delle immagini sacre tradizionali, riducendo la distanza tra osservatore e soggetto.
The Light: 16 milioni di sfumature digitali
L'ultima sezione è un'installazione immersiva: un grande schermo che fluttua mostrando l'intera gamma dei colori digitali, oltre 16 milioni di sfumature che cambiano ogni tre secondi. Come una moderna vetrata, l'opera rivela l'infrastruttura di ogni immagine: la luce.
Credibile non significa reale
"
Credibile non significa reale e tantomeno vero", spiega la curatrice
Chiara Dall'Olio, evidenziando il filo conduttore dell'esposizione. Le opere di
Henner dimostrano come il documento fotografico oggi vada guardato non come portatore di verità ma come punto di partenza per esplorare la contemporaneità. La mostra si inserisce nel ricco programma espositivo della
Fondazione Ago, che gestisce uno dei più importanti patrimoni fotografici italiani. La stessa
Dall'Olio ha recentemente curato anche "Passaggi Paesaggi", dedicata alla fotografia italiana degli ultimi 70 anni, confermando l'attenzione dell'istituzione modenese per i linguaggi fotografici contemporanei.
Informazioni pratiche per i visitatori
Palazzo Santa Margherita (via Canalgrande 103) ospita la mostra dal mercoledì al venerdì (11-13 e 16-19) e nei weekend con orario continuato (11-19). Biglietto: 10 euro (ridotto 5 euro), agevolazioni per i residenti in provincia di Modena (7 euro). Ingresso gratuito la prima domenica del mese per tutti, ogni mercoledì per i residenti. Le visite guidate si tengono il sabato alle 17 su prenotazione, senza costi aggiuntivi. L'anteprima stampa con la presenza dell'artista è prevista per mercoledì 4 marzo alle 10.30. L'opera di
Henner è presente nelle collezioni del
Museum of Modern Art e
Metropolitan Museum di New York,
Centre Pompidou di Parigi,
Tate di Londra,
Victoria & Albert Museum. Nel 2013 ha ricevuto l'Infinity Award for Art dell'International Center of Photography.