Il lupo scende in pianura: dalla montagna a Carpi


Il lupo scende in pianura: dalla montagna a Carpi
Dal rifugio dell'Appennino alle nostre campagne, il cammino del lupo si fa sempre più audace. Quello che una volta era un incontro riservato ai boschi di alta montagna, oggi bussa alle porte di Carpi, Soliera e Novi. E noi carpigiani, che siamo abituati a tutto, ci troviamo a fare i conti con un vicino di casa piuttosto particolare.

La nuova realtà della pianura modenese

Vent'anni fa, quando si parlava di lupi nell'Appennino modenese, si contavano sulle dita di una mano: una ventina di esemplari, distribuiti in tre o quattro gruppetti che se ne stavano ben nascosti nelle parti più alte della montagna. Oggi la musica è cambiata, e come. Lo dimostrano i recenti avvistamenti proprio nelle nostre zone: il 9 e 10 gennaio scorso, alcuni cittadini hanno fotografato e filmato quello che sembrava essere un "allegro gruppo di 5" esemplari su una strada di campagna che collega Limidi (frazione di Soliera) a Rovereto (frazione di Novi). Non sono stati gli unici: il fotografo Paolo Pasini aveva immortalato due esemplari nelle valli carpigiane già il 2 gennaio.

Il punto della Regione: più lupi, più problemi

La Regione Emilia-Romagna ha sentito il bisogno di fare il punto della situazione durante un convegno che si è tenuto proprio oggi, 30 gennaio, a Rimini. Non a caso: anche la zona collinare riminese sta vivendo la stessa situazione, con danni agli allevatori che iniziano a farsi sentire. L'assessore regionale all'agricoltura Alessio Mammi non ha usato mezzi termini: "La Regione già da diversi anni sta utilizzando tutte le misure consentite dalla normativa nazionale per ridurre gli impatti su allevamenti e comunità locali, accompagnando gli allevatori con misure di prevenzione, indennizzo e supporto operativo." Ma qui viene il bello: "Serve però un salto di qualità: il Piano di gestione nazionale del lupo è fermo al 2002, e non consente più di affrontare adeguatamente la situazione attuale."

I numeri parlano chiaro

I dati del monitoraggio nazionale ISPRA 2020-2021 confermano quello che ormai è sotto gli occhi di tutti: la popolazione di lupi è in costante crescita non solo in Emilia-Romagna, ma in tutta Italia e in Europa. Dall'analisi emerge che l'areale di presenza si è significativamente espanso, arrivando fino alle zone di pianura che prima erano considerate "sicure".

La questione degli ibridi

Un aspetto che fa discutere sui social locali è se quelli avvistati siano effettivamente lupi puri o ibridi (incroci tra cani e lupi). Aldo Magnoni, ex dirigente regionale ed esperto in materia, è chiaro: "Certamente non è possibile individuarli tramite una fotografia. Per essere certi che siano esemplari ibridi servirebbero controlli dettagliati riguardo la morfologia del loro corpo e analisi di tipo genetico."

Le misure in atto (e quelle che mancano)

In attesa di un piano nazionale aggiornato - che dovrebbe sostituire quello del 2002, ormai preistoria in termini di gestione faunistica - la Regione ha stanziato maggiori somme per gli indennizzi e stabilito procedure più celeri per ottenerli. Ma il problema, come sottolinea Mammi, è che "di fronte a una specie protetta, che però purtroppo porta con sé conflittualità, è necessario un quadro normativo aggiornato, che permetta a tutte le Regioni di intervenire in modo efficace."

Il pragmatismo necessario

Diciamocelo francamente: il lupo è tornato, e questa volta per restare. Non presenta pericoli immediati per le persone, ma la sua natura di predatore mette inevitabilmente a rischio animali d'allevamento e domestici. È una realtà con cui dovremo imparare a convivere, armati di buon senso e di strumenti normativi adeguati. I romantici della natura potranno anche esultare per il ritorno del "re dei boschi", ma chi ha pecore, capre o galline nelle nostre campagne ha il diritto di essere tutelato. La politica degli indennizzi va bene, ma serve una strategia più ampia che tenga conto del fatto che, come dice l'assessore, "per il lupo i confini amministrativi non esistono". Il convegno di Rimini è solo l'inizio di un percorso che coinvolgerà tutte le province. Perché una cosa è certa: tra Carpi e il lupo, il dialogo è appena iniziato.
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