C'è un filo di orgoglio che parte dai campi di Carpi, attraversa la pianura padana e arriva fino ad Arezzo. Ad annodarlo, cinque giovani atleti che hanno mosso i primi passi sotto la guida del Rugby Carpi e che domenica 1 giugno hanno alzato al cielo il titolo nazionale Under 16 Serie A Elite con la maglia del Rugby Viadana. Si chiamano Federico Marcato, Leonardo Meletti, Damiano Oldani, Ivan Cavallini ed Ettore Valentini, e in tanti a Carpi li ricordano ancora come i Falchetti, il soprannome con cui vengono affettuosamente chiamati i giovani del sodalizio biancorosso carpigiano.
Una finale combattuta sul campo Carlo Gorì di Arezzo
Il Trofeo Mario Lodigiani, torneo a quattro squadre che assegna in modo ufficioso il titolo italiano di categoria, si è giocato al campo Carlo Gorì di Arezzo. In finale i Leoni gialloneri di Viadana hanno incontrato il Rugby Livorno, in una partita che ha tenuto il fiato sospeso per quasi ottanta minuti.
Nel primo tempo i mantovani hanno preso le redini del gioco già dall'ottavo minuto grazie a una meta di Zerboni, trasformata da Lezi. I toscani hanno risposto con due calci di punizione di Berti, che al ventitreesimo hanno firmato anche la trasformazione della meta di Del Moro. Nonostante la rimonta livornese, Viadana è andata all'intervallo avanti 14-10, con la stessa coppia Zerboni-Lezi protagonista del secondo affondo.
Nella ripresa è entrato in campo Ivan Cavallini, subentrato al 46' al posto di Alonzo Duran, mentre Ettore Valentini aveva giocato l'intera partita dall'inizio. Una meta di Moretti, rimasta senza trasformazione, ha chiuso i conti sul 19-10, scatenando i festeggiamenti dei Leoni gialloneri.
Il cammino verso il titolo
La strada per la finale non era stata semplice. Viadana aveva staccato il pass attraverso la fase interregionale e in semifinale aveva eliminato nientemeno che L'Aquila, la squadra campione in carica, con un netto 24-12. Dall'altra parte del tabellone, il Rugby Livorno aveva superato la Capitolina per 22-7, salvo poi cedere proprio sotto i colpi dei mantovani nella finale che conta.
Carpi, fucina silenziosa di talenti
Per il Rugby Carpi questa giornata ha il sapore di una vittoria che non si misura sul tabellone. Come scrive anche voce.it, non si tratta di un successo diretto, ma di qualcosa forse ancora più significativo: vedere ragazzi cresciuti e forgiati nel proprio settore giovanile alzare un trofeo nazionale è la conferma che il lavoro di tecnici, dirigenti e famiglie ha prodotto frutti straordinari.
Non è la prima volta che il vivaio carpigiano sforna talenti destinati a lasciare il segno. Prima di questi cinque, il club aveva già lanciato Matteo Nocera, Davide Ascari e Riccardo Andreoli, tutti approdati tra la Serie A e le selezioni nazionali. Una tradizione di eccellenza che si conferma stagione dopo stagione, con una società che non ha la visibilità di certi club più blasonati ma che lavora con una costanza ammirevole.
Il Rugby Viadana 1970, dal canto suo, è una realtà con oltre cinquant'anni di storia e diverse presenze nel massimo campionato nazionale: una struttura d'eccellenza che ha saputo valorizzare il talento cresciuto all'ombra di Palazzo Pio, offrendo ai ragazzi carpigiani il palcoscenico giusto per compiere il salto di qualità.
Il terzo tempo e lo sguardo al futuro
Dopo il fischio finale, il tradizionale terzo tempo ha riunito atleti, famiglie e dirigenti in un momento di festa collettiva. Per i cinque giovani di Carpi, un titolo conquistato a sedici anni è molto più di un trofeo: è una bussola che indica la direzione. Le rispettive carriere sono ancora tutte da scrivere, ma il capitolo che si è chiuso ad Arezzo è già, a modo suo, un piccolo capolavoro.